(…precedente)

Explicit

Giunti a questo punto non mi rimane che dirvi dei miei ultimi pensieri. Basta fare due più due, naturalmente. Ecco. Se il mio veicolo fa quello che fa, indipendentemente da me, vedi Libet e compagni, allora vuol dire che io – linguistico o osservatore, che sia – sto facendo qualcosa… senza saperlo! Come sosteneva un tizio dal nome curioso, Liquorman, trent’anni fa, mi pare. «Io non sono l’autore delle mie azioni», diceva. Roba forte davvero! Lui suggeriva di porre attenzione alla distinzione che c’è tra l’azione che facciamo e il senso di esserne l’autore.
E voi? Riuscite a percepire questa differenza?
Devo dire che io c’ho messo un bel po’.
Anzi, oserei dire che è un fatto che un giorno… m’è accaduto!

Se ritengo di decidere, mi considero la causa, l’autore, appunto, delle mie decisioni. Penso di avere il potere di essere in grado di poter fare ciò che faccio… E questo senso di essere l’autore del mio agire, sapete da dove viene? Sì. L’avete indovinato! È proprio il risultato dell’attività del nostro amico: l’io linguistico. Che separando e contrapponendosi, si avoca, in questo processo, il potere di controllare quanto lui stesso sta producendo! Una sua costruzione anche questa. Un’infondata ipotesi! Proprio come la sua sensazione di esistere. Finta! Com’è finto lui, l’io col quale ci identifichiamo tutti, purtroppo.

A questo proposito, l’immagine più bella che mi viene in mente è quella di uno che fa surf. Il mio corpo fisico è il surfista. Lo vedo sulla tavola all’interno del tunnel dell’onda marina. Che sta facendo di tutto per tenersi in equilibrio, cavalcando l’onda e sfruttandone la forza propulsiva. Lui, il veicolo, dico, il mio povero corpo, saprebbe molto bene come mantenersi in equilibrio, e come avanzare nell’onda. È fatto proprio per questo! Solo che io, il suo cavaliere interno, ho purtroppo il diritto di… veto! Gia’. Proprio così. Attraverso l’io linguistico posso solo e sempre dirgli: «questo, no!», come ben sappiamo. Immaginate la fatica che il nostro povero corpo-surfista deve fare per mantenersi comunque in equilibrio! Sarebbe un sistema omeostatico perfetto, andrebbe alla grande, se… Se non ci fosse l’io chiacchierante, che si mette in mezzo, con la sua grande capacità di negare, di contrapporsi, di separare. Riuscite ad immaginare lo sforzo, la fatica, l’energia che il corpo fisico deve spendere, per combattere anche contro il proprio cavaliere interno, che, di fatto, sta remando contro? Verrebbe da dire, che il corpo è fin troppo bravo se riesce ad fare ciò che fa, no?

E allora?

Come, allora! È tutto qui! «Non siamo gli autori della nostra vita. Ne siamo soltanto gli attori»! Se riuscite a comprenderlo anche voi veramente, a incorporare tutto questo… siete al capolinea! Il punto, se mai, è: «com’è possibile rendersene conto? Com’è possibile accorgersene?»
Da parte mia sono arrivato alla conclusione che questo fatto può solo accadere, ma non può – proprio per nessun motivo – esser voluto. Perché non c’è nessuno che possa volere alcunché… Siamo, di fatto, attori senza alcun soggetto operante. Ad esclusione dell’io linguistico che, però, è un simulacro di soggetto. E con un’anima alla costante ricerca della propria identità, dell’altra metà di sé.

Ci siete? O sto farneticando da solo?

L’unica soluzione, alla fine, sarebbe quella di godersi la cavalcata sull’onda, cercando di interferire il meno possibile, col nostro cavallo-surfista. Un vero e proprio let it be, mi vien da dire, ontologico, essenziale… senza alcun desiderio di controllo. Perché, semplicemente… è così che funziona il Mondo, e noi con lui! E perché non esiste nessun ente, che possa controllare. No soggetto. No controllo… No party!

Non so come dirvelo. La comprensione di tutto questo può accadere. Oppure no.
Certo, occorre essere preparati. Ma questo è tutto quello che possiamo in realtà… fare. Un fare, infatti, avrebbe necessariamente, come prerequisito, un soggetto del fare.
Perciò, rilassiamoci! Se dovrà succedere, succederà… Sempre che il nostro censore interno non intervenga, prendendo il sopravvento e facendo richiudere quello spiraglio di opportunità che, per caso, s’era aperto… Possiamo solo aiutare l’universo a far sì che questo ci accada. Nel senso di prepararci a esser pronti. Per saper riconoscere l’apertura della porta o la crepa nel muro della cella in cui ci troviamo e allargarla il più possibile. Per buttarcisi a capofitto… quando, e soprattutto se, questo avverrà. Niente di più.

Ce lo conferma, in qualche modo, anche la Vera Storia, in fondo, nella formula programma eseguire. Qui, il Mondo della Rappresentazione, ci fa vedere che ogni processo vitale, ogni evento di questo mondo è un’esecuzione di programmi.
Meravigliosi. Perfetti. Ma programmi. E come tali determinati nelle conclusioni. Una sequenza di stati definiti. Il nostro compito è semplicemente quello di far sì che l’anima – pur identificata col corpo – faccia la sua serie di esperienze. Le concepisca. Per accumulare vera conoscenza e potersi sperabilmente riconoscersi e congiungersi con l’altra parte di sé, nell’Oltre. Le due metà che si completano. E per far questo è sufficiente vivere. Semplicemente. Consapevolmente. Godendosela, in ogni caso. Negli alti e nei bassi. Senza alcuna ricerca di un qualche impossibile controllo…

Capisco che non sia proprio qualcosa di facile da digerire. Tutt’altro. Ma è la conclusione logica a cui sono arrivato. O alla quale il Mondo mi ha fatto arrivare, non saprei… Ci sto riflettendo ancora su, in verità. Perché non è semplice neanche per me… Dubbi e perplessità. E tante domande. Ad esempio, «vuol dire che tutto è predeterminato, quasi meccanicamente? E allora che senso ha vivere?»

Qui, per fortuna, ci soccorre la Rivelazione. Sentite un po’… La cosa fondamentale, la vera e unica variabile sta, infatti, nel come vivi quella data situazione. Che è sì predeterminata, nella conclusione, ma non è stata ancora espressa. E la si può esprimere, cioè vivere, in infiniti modi differenti. A seconda di chi noi siamo.
Un po’ come interpretare un personaggio in una rappresentazione teatrale. Il ruolo è definito. Il personaggio ha specifiche caratteristiche, movimenti, battute, tutte predeterminate, ma… il modo specifico in cui la metto in scena, dipende da me! La sfumatura che saprò dare al personaggio, parla di me, e dipende esclusivamente da me, dal mio stato del momento. Essere responsabile, quindi, potrebbe voler dire appropriarsi consapevolmente delle conseguenze del mio agire. Solo come attore, certo, non come autore dell’azione stessa. Accettandone il risultato sinceramente sempre e comunque.  Sia positivo che negativo. Anche se, poi, questa valutazione non ha alcun senso… proprio no! Come posso dire, infatti, che un accadimento è più o meno, se non solo non so cosa succederà dopo, ma non posso neanche incidere sulla successione degli eventi? Quante volte da una grande sfortuna ti si rivela una svolta tanto impensabile quanto positiva della tua vita?

Ragionamenti al limite. Ne convengo… Riflessioni ancora troppo confuse, conclusioni parziali, che devo elaborare ancora parecchio, prima di riuscire a comprenderle davvero io stesso…
Ve le passo così come sono, nulla più… E infinite nuove domande, che si affacciano alla mente. Un mondo di certezze, che dev’essere rivisto del tutto… Che dico. Rifondato ex novo!

Ora, però, dovete scusarmi. Devo assentarmi, per un po’ di tempo, questa volta. Un controllo più pesante del solito da parte dei miei “amici” tecno-medici della Caienna. Neuroimaging sotto stress, con delle nuove apparecchiature, appena arrivate e installate da pochi giorni. Agenti software di nuova generazione, che mi preoccupano un po’. Devo evitare brutte sorprese, sapete, e voglio prepararmi adeguatamente…

Vi saprò dire. A risentirci!

Qualcheluogo, Italia, 2033

Un Racconto che decide di manifestarsi attraverso me: l’attore, ovvero il trascrittore del Racconto stesso. Se qualcuno dei casuali lettori avvertisse la necessità o si sentisse in dovere di aiutare il Racconto stesso a manifestarsi, non dovrà far altro che contattarmi, e provvederò alla sua pubblicazione… sempre che il Racconto lo vorrà, naturalmente.

(continua?)

Immagine: elaborazione da www.wingmakers.com

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Allucinazioni sei