Tutto è pronto nel laboratorio illuminato dalla debole luce verde degli oscilloscopi.

Lo schermo centrale mostra un quadrante circolare su cui scorre un punto luminoso, una sorta di orologio virtuale.

Di fronte, un uomo, seduto, indossa un casco, con degli elettrodi, per registrare l’attività di specifiche aree cerebrali.

Il suo compito: fare un atto intenzionale, quello di muovere il proprio polso, liberamente, registrando al contempo la posizione del punto luminoso sul quadrante dell’oscilloscopio.

Risultato. L’atto volontario è sempre preceduto, di ben 300 millisecondi, dall’attività neuromuscolare del corpo fisico.

Il corpo fa quello che fa.

L’atto intenzionale non esiste1.


1 Benjami Libet, (1917-2007)

Print Friendly, PDF & Email
Atto volontario