Siamo stati molto incerti se toccare un argomento così critico, che da sempre avevamo escluso, non foss’altro perché lo ritenevamo in contraddizione con il nostro terzo comandamento: non separare, non spaventare. E – lo dobbiamo ammettere – anche perché troppo facilmente squalificante: «ah, sei un complottista anche tu!». Stop. Etichetta. Ascolto azzerato. Argomento chiuso prima ancora d’incominciare.

Anche se continuavamo a pensare che questi argomenti hanno una loro validità, se accolti nel modo giusto e non rifiutati, come dicevamo, con una facile quanto superficiale chiusura aprioristica. E anche se provocano stati d’animo di sicuro spiacevoli, se non addirittura disarmonici.

Ma tant’è. È arrivato il momento di parlarne. E lo spunto ci è dato proprio dal recente pezzo di Salvatore Brizzi, col quale concordiamo appieno.

Si, perché sono stati per noi argomenti importanti per mettere in discussione “tutto il nostro sistema”, riconoscerne lo statuto psicotico o quanto meno disumano; anche se vedere la nostra vita come la conduzione di una “folle rappresentazione teatrale1” non è certo cosa da poco. Le storie complottiste – se maneggiate con la dovuta cura, per non farne una paranoia – possono risultare uno strumento utile alla crescita della propria consapevolezza. Per noi sono stati infatti necessari una decina di anni di frequentazioni con diverse teorie del complotto e dopo vari approfondimenti, fatti sempre con il dovuto spirito spirito critico, e con una valutazione accurata delle fonti, siamo riusciti a digerirle almeno un po’, quel tanto che basta per estrarne del valore, appunto.

Attenzione. Digerirle non significa accoglierle in blocco, ma cercare di discernere ciò che è utile per noi, in quel preciso momento di vita. Evidenziando naturalmente le “strane concordanze” che col tempo si andavano affastellando, in una specie di sovrapposizione logica delle tante teorie lette. C’è insomma una filigrana che – a nostro parere – le accomuna tutte.

A questo proposito segnaliamo due fonti storiche a noi particolarmente care: The Ancient Arrow Project 2, il primo avvincente libro scritto da James Mahu, l’autore di tutto il materiale relativo ai WingMakers e  l’intrigante corso online Personal Growth Courses.

Per noi frequentare queste teorie è stato determinante per l’avvio della decostruzione della narrazione corrente, quella raccontata dal mainstream, che sempre più insistentemente pone i buoni da una parte e i cattivi, così evidentemente alieni, dall’altra. Per iniziare a porci almeno delle domande e iniziare a far piazza pulita di tutto quello che non solo è dato per scontato, ma neanche visto per quello che effettivamente è. Del tutto trasparente come l’aria che respiriamo. Mentre, con un un po’ più di attenzione, ci possiamo accorgere, almeno, della qualità dell’aria che mettiamo nei nostri polmoni.

Le teorie del complotto, di primo acchito così assurde, improponibili, disturbanti, rivelano spesso elementi sconcertanti della trama di cui è fatta la nostra realtà, che, a ben vedere, è sempre una narrazione, un racconto, appunto. La nostra mente infatti è fatta per questo. Mettere insieme i pezzi in modo coerente o apparentemente tale per far sì che le diverse tessere vadano comunque a posto. Nel puzzle del già noto, naturalmente. Così tranquillizzante e senza sorprese. Facciamo le stesse cose molto più spesso di quanto non sospettiamo. In fondo amiamo le abitudini. Ci permettono di vivere serenamente, al sicuro. Mettiamo il pilota automatico e… via!, si va verso la quotidianità. Un fatto naturale. La legge del minimo sforzo.

Di qui l’atteggiamento – naturale – di immediato e totale rifiuto. Causato dal disturbo nell’accogliere, anche solo per amore di discussione, una possibilità che genera un totale spaesamento. Non vogliamo che ci tolgano il tappeto sotto i piedi. Comprensibile. Molto comprensibile. È accaduto così anche a noi. «Ma no, dai! È da pazzi scatenati! Ma come si può pensare che… Ma che bambini! Credere in queste assurdità… E per quale motivo, poi?»

Il passo successivo è farsi venire qualche dubbio. «E se quel fatto specifico, solo quello, certo, che sembra così plausibile, fosse vero?»

E la paranoia è lì, proprio dietro l’angolo.

Ma passiamo oltre. Non abbiamo la pretesa di ergerci a giudici di cosa possa esser considerato credibile e meno. Non è certo questo il punto. Noi abbiamo toccato solo qualche aspetto superficiale di questo mondo variopinto. Ma sufficienti per trarne un certo valore. Almeno questa è stata la nostra esperienza.

Prima di procedere, desideriamo fare una breve precisazione sul titolo del post, complottologia, che dobbiamo al blogger Mason Massy James. Si tratta di un discorso sul complottismo, che come tale ci permette di mantenere una certa distanza con l’oggetto della nostra analisi. Per non identificarci con una parte o l’altra della teoria del momento. Una sana imparzialità che ci permetta di sentire cosa trattenere e cosa lasciare andare. Le teorie del complotto sono un mondo. Rispecchiato in altrettanti debunker, quei personaggi ugualmente eccentrici, che vogliono convincerci che la tal teoria è una vera e propria bufala, un’assoluta panzana. E con un vigore e con un accanimento che,  alla fine, risulta molto sospetto.

Per chi fosse completamente a digiuno dell’argomento suggeriamo, ad esempio, il libro Illuminati. Viaggio nel cuore nero della cospirazione mondiale, del sedicente Adam Kadmon, edito dalla Piemme nel 2015. Un testo introduttivo per i non esperti, come noi appunto ci riteniamo. Ci sembra una rassegna ben documentata di alcune teorie interpretative che possono aderire a una descrizione realistica di alcuni fatti effettivamente accaduti. E la modalità di presentazione è, come minimo, intelligente e sempre ben documentata.

Ma torniamo alla domanda originaria. Perché dedicare tante energie a questi temi? A cosa è servito?

La risposta è semplice. Per riuscire a navigare, senza annegare, nel vorticoso mondo delle teorie del complotto occorre esercitare un notevole discernimento personale. Per evitare le paranoie, come dicevamo, e per cercare, in fondo, il senso della propria esistenza. Un senso avvertito come vero-per-sé. Non potrebbe essere altrimenti. Perché ognuno di noi, singolarmente, crea di fatto il proprio mondo. Nel bene e nel male. Un senso che deve poter essere adattato nel tempo, con una certa flessibilità, quindi mai definitivo, ma che possa darci quella visione generale d’insieme, quella direzione esistenziale, per cui intuisci, senti, percepisci in qualche modo la corretta e sostanziale “giustezza” della vita. Proprio così com’è. Complottismo compreso. Anche nelle sue forme più estreme. Riconoscendoci come entità facenti parte di questo mondo e di non essere separati, alienati da esso. Un difficile, delicato, ma possibile equilibrio nel percorrere il crinale dell’armonia tra il bene e il male, tra la luce e l’ombra, tra il noto e l’ignoto. Inestricabili elementi della quotidiana esperienza. Una costruzione di senso del tutto personale, quindi, che richiede, ricordiamolo ancora una volta, la nostra responsabilità nelle scelte che facciamo. Cosa trattenere e cosa lasciare. Discernere, appunto.

Una adagio conclusivo. Prima di poter segare il ramo in cui sei seduto, devi trovarne un’altro, ben più grande, sicuro e raggiungibile(!) e sul quale devi trasferirti prima del taglio finale. Noi ci stiamo costruendo un nostro personale e multidimensionale sistema di riferimento personale, che prevede una sostanziale benevolenza della vita3… ma questo è argomento per un’altra storia.

www.leonardorubini.org/2012_10_01_archive.html

Dr. Neruda – Tutti vogliono conoscere la verità assoluta. Vogliono qualcuno che indichi la frase, il precetto o la dottrina e dica che quella è la verità, mi creda. Questo è stato il gioco su questo pianeta fin da quando gli umani hanno cominciato a osservare l’universo filosoficamente. Tutta la verità che abbiamo dove ci ha portato? A uccidere dei bambini per punire i capi? Dove i capi rinchiudono la gente in campi di sterminio? Dove i capi religiosi abusano dei bambini? Quindi, le chiederei: qual è il valore di informazioni che nel loro insieme hanno portato l’umanità a questo punto? Lei vuole delle etichette di verità. Nessuno può darla, e la prova è che nessuno ce l’ha.

Sarah – Perché?

Dr. Neruda – Perché noi siamo delle sovranità e dobbiamo sperimentare da noi stessi in quanto tali, e non lasciare che altri decidano ciò che dobbiamo o non dobbiamo credere, o ciò che è vero o falso.

Tratto da La Quinta Intervista al dr. Jamisson Neruda, www.wingmaker.com, traduzione in Stringhe d’Eventi, p. 76, 77

 


Chiaro riferimento alla follia controllata di Don Juan, nella saga di Carlos Castaneda
Un compendio essenziale a questo libro è dato dalle 5 interviste  Dr. Neruda, l’ultima delle quali è stata rilasciata nell’aprile del 2014.
Per gli appassionati del complotto segnaliamo l’interessante intervista fatta all’autore dei WingMakers nell’aprile del 2013.  Per l’argomento in questione (i Controllori) si veda in particolare da pag. 25 in poi.

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Complottologia bis
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