Il mio CdA
Corso di Autoformazione
2015-2018

La grande arte. L’arte della vita. La vita ispirata come opera d’arte.1

Arriva un momento in cui si guarda alla vita decidendo di viverla al meglio.2

Perché scettico? Perché consideravo la psicologia in genere, per quel poco che conoscessi, una scienza impossibile, prima, nei miei anni giovanili, quando lo studio della Fisica era per me “la scienza” per eccellenza. E poi, dopo, quando sono stato esposto alle bordate entusiastiche della mia prima moglie, che frequentava, con accanimento, devo dire, una corrente allora emergente – siamo nei primi anni ’80 – l’Analisi Transazionale di Eric Berne. Ero letteralmente sommerso da genitori, bambini e adulti interiori… Di più. Tra le mie tante certezze e convinzioni 3 – c’era anche quella di considerare la psicologia di gruppo una vera e proprio americanata. Adatta piuttosto a situazioni tipo Alcolisti Anonimi, e perciò del tutto inapplicabile alla cultura europea. Tanto meno a me…

E’ importante partire da qui, per poter valutare la portata del cambiamento, che, naturalmente, non può esser attribuito all’esclusiva frequentazione della Psicosintesi. Ma che, indubbiamente, ne è stato il cardine; l’asse portante attorno al quale si sono succedute altre importanti esperienze nella mia vita. Anche se poi, a onor del vero, non ho la certezza che queste ulteriori esperienze sarebbero potute accadere, senza il mio fatidico incontro con l’insegnamento assagioliano, che ha dato il via, devo dire, a importanti trasformazioni.

Fatta questa premessa, intendo toccare, in queste note, tre punti. Nel primo esaminare brevemente il movente che mi ha mosso al gran passo, quello di iscrivermi al CdA. Nel secondo raccogliere alcuni momenti del mio percorso, quelli che considero i più significativi, aggiungendovi qualche riflessione personale. Per chiudere, infine, con un commento a proposito di un libro a cui tengo molto: I Tipi Umani di Roberto Assagioli.

Il movente

Volevo sfidarmi. Semplicemente. Avendone tutto il tempo. Avevo, infatti, cambiato stato. Ero diventato da poco libero cittadino. (Pensionato è una parola che rifiuto, pur usufruendo degli ampi vantaggi che ciò comporta). Rischiare un po’, una volta, almeno, nella vita. Buttarmi. Mettermi in gioco. In prima persona. Con l’obiettivo di voler approfondire la conoscenza del mio mondo emozionale, che consideravo, allora, l’aspetto più carente. Non che mi conoscessi, certo, ma a quel tempo – siamo ai primi del 2015 – avevo tutte le mie belle convinzioni e certezze, distillate in una vita, centrata troppo esclusivamente sull’esperienza lavorativa. E la non conoscenza di me stesso, lo scenario multiplo delle sub-personalità, l’ovoide, la stella delle funzioni, non erano certo all’ordine del giorno. Avevo solo qualche perplessità a proposito della mia sfera emotiva. Così, almeno, ritenevo allora.

E proprio per questo mi sono affacciato – molto timidamente – alle prime lezioni introduttive sulla Psicosintesi, che, molto astutamente, e senza alcun impegno apparente, la Direttrice del centro stava organizzando. Proprio così. Il mio ingresso al Centro è stato un atterraggio morbido e naturale. Come dire, mi sono trovato dentro senza quasi accorgermene. Dopo le prime due sessioni di presentazione, sono seguiti, infatti, altri due brevi moduli. Un piccolo assaggio di Gruppo (“oh, mio Dio!”), ma solo una breve esperienza di tre dopocena (“Ah, beh, allora…”).

Battute a parte, questa introduzione soft in un mondo così critico, per me, è stato un elemento vincente. Grazie Lucia! La Direttrice del Centro di Psicosintesi di Ancona.

Alcuni momenti del mio CdA 2015-2018
Considerazioni sul triennio: esperienze, aneddoti, riflessioni

Del movente ho detto. Partito con l’intento di conoscere un po’ meglio il mio mondo emotivo, sono atterrato in tutt’altri territori. Da buon devozionale- idealistico, la mia tipologia dominante, mi sono scoperto intensamente emotivo. Intollerante e critico. Che “da dichiarato materialista [passa ad essere un] fervente spiritualista”. “Unilaterale e difficile da trattare”. Addirittura, che predilige lo stile gotico. Così è scritto!4 Ma guarda un po’!

Anche se, questa tipologia così critica, in fondo, qualche pregio ce l’avrà pure, no?

Ma procediamo con ordine. Provo ora, a volo d’uccello, a ripercorrere alcune esperienze, quelle che considero più significative, raccontando quegli insight che, per quanto minimi, costellano un qualsiasi percorso di auto-conoscenza. Con qualche annotazione a latere. Una collezione di flash estemporanei. Alcune tessere estratte da un mosaico ben più ampio. Nulla di più.

Il Gruppo

Partiamo col rispolverare il bel motto socratico: “sapere di non sapere”. Essere messo a contatto con la grande ignoranza di me stesso è stato senz’altro il primo passo, che ora, retrospettivamente, descrivo in modo quasi coerente, logico, ma che – a ben vedere – è stata la somma di tante piccole esperienze illuminanti. Che si sono sommate nel tempo e che, proprio grazie alla presenza del Gruppo, insieme all’esperienza dei conduttori, mi hanno permesso di conoscermi un poco di più. Soprattutto nel rispecchiamento, o meno, del resoconto dell’altro. Un esempio su tutti, giusto per spiegarmi.

Ero convinto della mia quasi totale incapacità emotiva, quando, invece, ho potuto poi constatare, anzi ho potuto proprio sentire, la mancanza di attenzione che io riservo al mio corpo fisico. Carente emotivamente? Tutt’altro! Mi sono scoperto appassionato. È il mio povero corpo fisico, invece, quello che soffre! Sapevo di essere spostato sul pensiero, certamente. Ma, quello che proprio ignoravo, era l’assenza problematica del mio sentire fisico, decisamente fra le funzioni più neglette nella mia Stella delle Funzioni… Tanto da non accorgermene nemmeno. E dire che sulla parete più ampia del Centro, nella grande lavagna bianca, tra gli altri appunti del fondatore, spicca ben in evidenza: “Insistere che la ψσ include il corpo. È in realtà: bio-psico-sintesi”. Potere di predizione del Grande Saggio!
Una piccola parentesi. Quando parlo di sentire, desidero sottolineare l’importanza e la solidità dell’esperienza, utilizzando una parola estratta dal lessico dei medici e biologi Maturana e Varela. Loro parlano di embodiment, quando si riferiscono ad una vera comprensione. È proprio nel senso di incorporare l’esperienza, che avviene la vera conoscenza. Quell’esperienza che potrebbe forse corrispondere all’antico eureka. Qui si tratta di piccole, ma significative, consapevolezze. Personali. Quelle che quando ce l’hai, non te le puoi più dimenticare. In nessun modo. Vere e proprie acquisizioni. Momenti di conoscenza allo stato puro. Come salire gradini di una scala senza fine.

Dicevamo della scoperta della mia relativa mancanza della funzione sentire. Com’è avvenuta questa scoperta? Proprio grazie al Gruppo. Nell’ascoltare il resoconto di un partecipante, dopo una breve meditazione, che il conduttore ci aveva suggerito di fare. Sentire il proprio corpo e cosa ci stesse raccontando, durante la breve meditazione ad occhi chiusi: questo era il compito assegnatoci.

Un mio compagno stava descrivendo la propria esperienza. Sensazione di piedi ben appoggiati sul pavimento, cosce che sentono la seggiola su cui è seduto, avambracci ben adagiati sui braccioli della poltrona e così via. Un vero racconto della propria fisicità. Della propria corporeità. Quando, per contro, il mio resoconto sarebbe stato: “avverto il mio respiro: l’aria che entra ed esce sottile dalle mie narici!” Null’altro. Una bella differenza davvero a proposito del mio sentire, no? Un esempio minuscolo, dicevo, ma del tutto significativo, per me, a proposito della vera comprensione di cui sopra. Che non può esser certo raccontata a parole. Ma solo “vissuta”.
O anche sintetiche, ma illuminanti battute, ascoltate nel gruppo. Proprio come la seguente: “eh, già! A volte la ragione ti fa smarrire…” Sentenze che, dette con la giusta tonalità, veramente sincere e sentite, arrivano come una freccia dritta al cuore della mia verità. Una verità personale, soggettiva, naturalmente, ma proprio per questo valida per me che la sto provando.

Ecco, la valenza del Gruppo. Che indico con la lettera maiuscola, per ringraziare, qui, pubblicamente, le singole persone che hanno condiviso con me questi tre anni di incontri e che, di fatto, sono stati, ognuno nella propria unicità, i coautori – consapevoli o meno – di tanti miei insight. «Grazie!» ad ognuno di loro, singolarmente e come unità. Senza dimenticare, naturalmente, i conduttori, i vari relatori, gli “angeli” e gli assistenti vari, visto che il Centro, vale la pena di rammentarlo, si basa tutto sulla volontarietà di un gran numero di persone in gamba e generose.

Evidente, quindi, la rilevanza del Gruppo come elemento determinante nel mio percorso psicosintetico. Uno specchio intelligente, che ti restituisce qualche aspetto nascosto, in modo inaspettato, coinvolgente, illuminante. Che ti aiuta a far luce proprio laddove non avresti mai guardato spontaneamente. O dove c’è talmente tanta luce, che non ci poni più alcuna attenzione, dando per scontato la banalità della scena… Altro che americanata!

Inoltre tra le diverse esperienze di conduzione, conferenze e seminari, particolarmente significative sono stati quegli incontri con i discepoli di Roberto Assagioli. Coloro i quali hanno avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo personalmente, la cui presenza ha costellato il programma durante i tre anni. E tutti loro hanno lasciato un ricordo di esperienze uniche e memorabili 5.

Sincronie

Desidero qui ripercorrere le stringhe di eventi 6 che mi hanno condotto al CdA. Ho incrociato la Psicosintesi grazie alla partecipazione a una conferenza del filosofo Roberto Mancini, che stavo seguendo con grande assiduità, proprio nel gennaio 2015. Evento organizzato dal Centro di Psicosintesi di Ancona, immediatamente successivo – guarda caso! – alla mia lettura di Principi e metodi della Psicosintesi terapeutica. Libro che mi aveva molto colpito per l’originale schema anatomico della psiche, il famoso Ovoide, ma anche e soprattutto perché l’autore considerava, unico nel suo genere, per quanto ne sapessi allora, un elemento del tutto originale, mai rilevato in precedenti mie letture di psicologia, la dimensione transpersonale! Addirittura! “Interessante”, mi dissi. Evidentemente la Psicosintesi era già nel mio percorso di vita.

Le sub-personalità: personaggi in cerca d’autore

Indubbiamente, per chi si accosta a questi insegnamenti, non può non colpire l’aspetto pirandelliano delle nostre sub personalità e il concetto di identificazione. E il corrispondente processo di negazione o, meglio, di superamento: l’altrettanto ben nota disidentificazione. Così difficile a dirsi, e ancor più a farsi! Nel tentare di realizzarla davvero, e non solo a parole… Facile è accettare mentalmente che: “L’uomo diventa quello con cui egli si identifica”. Non altrettanto facile, però, è l’atto di disidentificarsene. Tirarti fuori dal ruolo e/o dalla sub-personalità, che ti sta dominando in quel frangente e che ha operato per decenni indisturbata.
Come quella ad esempio la cui voce interiore ti dice:  «Non ti esporre! In medio stat virtus! Fai come fanno tutti!».
Dopo che te ne sei accorto, che hai iniziato a riconoscerla, naturalmente.
Auto-osservazione. Esserci. E, dopo, percepirsi nell’io, almeno per qualche frazione d’istante. La famosa proiezione dell’ancor più fantomatico Sé.

Conosci, Possiedi, Trasforma: il metodo

Conoscere un proprio stato interno è il primo passo per una sua potenziale trasformazione. Purché, naturalmente, lo si sia posseduto adeguatamente. E’ proprio su questo passo intermedio, che desidero porre l’attenzione. Personalmente preferisco considerare un altro termine. Possedere potrebbe esser connotato in modo improprio, a mio avviso, mentre trovo l’esser sovrano, un termine decisamente più adeguato, nel senso proprio del padroneggiare, dominare. Una volta che ci siamo conosciuti in qualche nostra peculiarità, dobbiamo diventare sovrani di noi stessi, per poterne poi, successivamente avviare un processo di trasformazione. Puntare alla sovranità – in tutti i sensi – è un argomento che avverto come centrale, per me. La sovranità personale è il modo per riconoscerci come soggetti meritevoli di rispetto e di vera dignità. Prima di tutto per noi stessi. In quanto semplicemente esistiamo. Dignità alla quale ognuno di noi deve puntare. Il nascere, in altre parole, alla nostra umanità potenziale, come ci ricorda lo stesso filosofo Roberto Mancini. Un’umanità che deve necessariamente passare attraverso una personale presa di posizione nell’aspirare a “diventare adulti”. A muoverci, cioè, verso quella maturità che ci spetta e a cui dobbiamo inesorabilmente tendere. Realizzare la trasformazione di ognuno di noi. Singolarmente. Senza eccezione alcuna. Partendo dalla propria interiorità. Proprio come ci ricorda il Mahatma Gandhi.

Sull’apparente semplicità dei testi di Assagioli

A costo di sembrare un po’ bisognoso di ripetizioni, correndo il rischio di essere rimandato a settembre, con locuzione antica, e forse incomprensibile ai più, devo dire che, al di là della fluidità nella lettura dei testi assagioliani, che possono sembrare semplici e lineari a un primo sguardo, contengono una densità di pensiero e una difficoltà pratica non indifferente.
Io stesso, ad esempio, mi sono soffermato parecchio a pag. 30 dei Principi e Metodi. Cercherò di chiare, riportando un pezzo del brano a cui voglio far riferimento. Assagioli, nel descrivere molto sinteticamente la struttura dell’Ovoide, scrive, tra l’altro, con grande semplicità (il grassetto è mio):

IO O ‘SÉ’ COSCIENTE
L’io viene spesso confuso con la personalità cosciente, ma in realtà è diverso da questa, come si può constatare attraverso un’attenta introspezione. Altro sono i mutevoli contenuti della coscienza (i pensieri, i sentimenti, ecc. suaccennati); altro è l’io, il centro di coscienza che li contiene, per così dire, e che li percepisce. Sotto un certo rispetto, questa differenza si potrebbe paragonare a quella esistente fra l’area illuminata di uno schermo e le immagini cinematografiche che vi vengono proiettate. Vero è che gli esseri umani “si lasciano vivere”, che non si soffermano a studiarsi e non curano di conoscersi, non fanno questa distinzione; essi si identificano se stessi con i mutevoli “contenuti” della loro coscienza. Da ciò la conclusione suaccennata.6

Ecco, riuscire a fare la distinzione suggerita dal nostro autore, attraverso un’introspezione, seppure attenta, quella cioè di riuscire a percepire l’io o il centro cosciente, non è proprio un gioco da ragazzi… Mi sovviene la ben nota ricerca della presenza di gurdjieffiana memoria, con l’esercizio dell’attenzione divisa… O quelle sottili distinzioni e riflessioni di un Krishnamurti o di un Osho… Suggestioni, che per diventare conoscenza, nel senso più proprio del termine, come dicevo più sopra, risulta, in tutta sincerità, assai problematico.

Anche se poi, alla fine, tendo a giustificarmi e assolvermi, ricordando che la Psicosintesi personale è in effetti un processo continuo e senza fine… Per evitare la bocciatura? Può darsi!

Il diario

Uno strumento interessante. Iniziato nell’estate del 2015. E tuttora attivo. Per la verità ero solito, già da tempo, appuntarmi qua e là pensieri e commenti. Ma solo dopo la sollecitazione letta in Assagioli e rievocata in qualche lezione iniziale del CdA, mi son risolto di realizzarlo con la dovuta costanza e persistenza. Un proficuo dialogo con se stessi, che tiene traccia del cammino che si fa con l’andare.8

La tecnica del modello ideale

Tra le numerose tecniche toccate nei tre anni del CdA, una che mi ha colpito e che sento particolarmente affine al mio modo di essere è quella del modello ideale 9, il cui obiettivo è proprio quello di “utilizzare il potere dinamico e creativo delle immagini […]. L’immaginazione creativa produce qualcosa che prima non esisteva e tende poi a esprimere esternamente, nell’azione, ciò che era stato immaginato e visualizzato” 10. Si tratta di un comportamento che ho adottato e adotto con una certa naturalezza e costanza, ma la cui consapevolezza è sorta solo dopo aver posto attenzione a questi miei comportamenti e dopo averli riconosciuti come tali.

Auto-osservazione è un po’ – ripeto – la parola chiave, il leitmotiv, lo sforzo primario dei percorsi di auto-comprensione come quello presente. Tentare di osservarsi, mentre si procede nel quotidiano, cercando di ricordarsi sempre più spesso di noi, un compito decisamente sottile e sfuggente… Ma se all’inizio sembra un’azione quasi impossibile, qualche volta accade. E di qui il ricordo di sé può avvenire sempre più frequentemente. Di qui si può anche iniziare un processo di riconoscimento della propria multi-dimensionalità interiore e quindi attivare il processo di disidentificazione.

Ritornando al modello ideale, a proposito di questa tecnica, grande è la rilevanza che lo stesso Assagioli vi pone, considerandola un elemento essenziale per la formazione di sé o auto-psicosintesi, e, quindi, propria di un percorso di autoformazione. Dice, infatti, “la tecnica del modello ideale è particolarmente adatta per i terapeuti e per gli educatori nell’opera di auto-psicosintesi, e nella loro preparazione mediante psicosintesi didattiche.” 7

Trovo questo procedimento abbastanza naturale. Oserei dire che è un po’ il mio modo preferito per tentare di orientare i miei comportamenti verso le mete che soddisfino i miei desideri, e, al contempo, possano essere di servizio, o almeno di qualche utilità, ai miei vicini. Nella speranza che tutto questo si trasformi in fatti concreti e non restino invece solo pii desideri. Passare cioè dal pensiero-parola alla mitica azione. L’energia c’è. Vedremo se saprò tramutarla in qualche risultato concreto.

Sulla centralità dell’autoformazione in Psicosintesi

Laura, conduttrice e colonna portante del triennio, ci invia questo articolo di Vittorio Viglienghi: Perché la Psicosintesi non può dirsi che autoformativa 11, scritto che leggo con grande attenzione e interesse.
Più e più volte, infatti, m’ero fatto domande sul perché essa non fosse così referenziata dal mainstream e in che cosa potesse distinguersi dalle pratiche psicologiche più diffuse. Si rivolge, certo, alle persone normali, senza problemi specifici. Pone grande attenzione ai piani alti del nostro edificio metaforico a cui può esser paragonata la nostra persona, l’aspetto transpersonale, come ci ricorda anche Ken Wilber nel suo stimolante testo 12. Ha una sua struttura originale ben caratterizzata nell’anatomia (Ovoide) e nella fisiologia (la Stella delle Funzioni) dell’essere umano. Ma non riuscivo a coglierne, in verità, l’essenza, la sua intima specificità. In un certo senso, la sua alterità. Che comunque m’attraeva molto.

La ragione di questa certa marginalità rispetto al mainstream è un fatto che, invece, risulta ben chiaro all’autore dell’articolo succitato. Una spiegazione molto articolata e ben documentata, che individua come tratto costitutivo e distintivo della Psicosintesi proprio il suo processo di autoformazione. Il nostro CdA, che si basa anche sull’attività volontaria di counselor e formatori; in una parola sul loro spirito di servizio. Contrapponendosi perciò nettamente al corrente approccio terapeutico consulente-paziente, di taglio più tradizionale, orientato alla cura.
In sostanza Viglienghi vede la Psicosintesi utile per persone normali che desiderino conoscersi meglio e che intendano perciò impegnarsi in un’attività autocentrata. Naturale quindi considerare essenziale proprio il percorso di autoformazione nella Psicosintesi assagioliana. In contrasto con la consulenza psicologica tradizionale, rivolta a una clientela estemporanea, che richiede un impegno decisamente più circoscritto, orientata alla soddisfazione delle proprie necessità, nel minor tempo e col minimo sforzo possibile. Sorge un bisogno, lo soddisfo curandomi; pensando cioè di comprare una sorta di intervento specialistico.

Qui invece partiamo da motivazioni profondamente diverse, che ci riguardano in quanto soggetti impegnati personalmente. Nella nostra interezza di persone inserite nel nostro ambiente. Desiderosi di conoscerci e di acquisire una maggiore consapevolezza della nostra vita, e nella nostra vita. Occorre cioè voler acquisire alcuni strumenti (teorici e pratici) per procedere in un cammino, continuo e incessante, di conoscenza di noi stessi 13. Attraverso un sistema di riferimento solido e utile, con verifiche periodiche, scegliendoci gli strumenti che siamo in grado di dominare maggiormente e misurandoci costantemente nello svolgersi della vita quotidiana. Un vero e proprio inizio di cammino personale ed esistenziale.

I Tipi Umani

Il commento che intendo riservare in chiusura, come anticipato, riguarda l’agile libretto intitolato I Tipi Umani di Roberto Assagioli.
L’incontro con questo testo è scaturito in seguito alla richiesta di compilare un questionario, abbastanza articolato, devo dire. In calce a quel modulo c’era la seguente intestazione: Profilo tipologico della personalità (Versione 2) individuale. Consegnatoci dal compianto Massimo Rosselli in persona. L’ho compilato diligentemente e ne ho calcolato il punteggio. La curiosità era tanta, che non ho aspettato la successiva lezione teorica, ma mi sono procurato questo anonimo libretto.
Settantasei pagine in totale. Copertina in cartoncino bianco con solo il titolo e una laconica banda verde in alto. Le pagine sono di una bella carta pesante e lucida. Carattere Verdana, o qualcosa di simile, direi. Ed è stato amore a prima vista. Mi ci sono immerso. Più e più volte. Ora è “arato”, come dico io, perché l’ho farcito di sottolineature, a matita, a penna, con l’evidenziatore, commenti vergati di getto, eccetera. Letto e riletto. Studiato. Un compagno di viaggio, che ogni tanto vado a rincontrare, trovandovi sempre qualcosa di particolare.
Qualcosa che non avevo notato in una prima lettura o forse semplicemente dimenticato.

Prezioso compagno di viaggio, non solo come rispecchiamento nella propria tipologia di riferimento, ma soprattutto per comprendere un po’ meglio – pure nei limiti di una categorizzazione – le nostre relazioni con le altre persone.

Comprendere che non tutti sono identici a noi, è il primo passo per tentare, almeno, un inizio di vero ascolto, nella relazione con l’altro. Fatto particolarmente critico, per me!

Essere un po’ più consapevole del proprio modus operandi e capire un poco meglio quello degli altri è un tentativo di entrare in relazione con l’altro in modo più efficace. Ricordando, come ci dicono anche i curatori nella Prefazione, che si tratta, pur sempre, di approssimazioni, in quanto ognuno di noi, in realtà, è un individuo unico e irripetibile… e di questo ne ho la certezza assoluta. Impossibile quindi essere “archiviato” completamente in un’unica tipologia ben definita. Uno schema di riferimento, però, per quanto approssimato e parziale, è comunque un utile punto di partenza. In fondo si tratta di adottare un certo pragmatismo. E come ci ricorda lo stesso Vittorio Viglienghi (vedi l’articolo citato) la Psicosintesi è prima di tutto prassi.

Desidero qui riproporre una frase del libro, che ho assunto come mantra personale, e che è stato anche oggetto di miei specifici esercizi. Il passo in questione si trova a pag.37 e che ho così riformulato:

Abituati a vedere la percentuale di verità esistente in tutti i punti di vista diversi e contrastanti dal tuo, che sono alla base della vera saggezza.

Il futuro di questo libretto? Ne vagheggio una nuova edizione, con allegato il questionario che tanto mi ha fatto riflettere e, forse, con l’aggiunta di qualche commento complementare di qualche personaggio psicosintetico. E anche, perché no, una sua edizione web, strutturata ad hoc, questionario compreso, che permetta a chi fosse interessato, di studiarsi e conoscersi un po’ meglio, anche in modo autonomo. E accostarsi così al percorso della Psicosintesi!

Ecco. Penso di aver tratteggiato, seppure in modo impressionistico, alcune mie esperienze personali, quelle che avverto come più significative, e di aver proposto alcune mie riflessioni, a proposito di questi tre anni intensi. Di grande cambiamento, per me. Con la speranza e l’augurio di aver intrapreso un cammino di trasformazione personale che proceda nella giusta direzione.
Giusta, orientata al bene comune. Attraverso la ricerca e il conseguimento (parziale, trattandosi di un processo senza fine) di una maggiore armonia personale. Armonia “interna” che son certo si potrà riverberare nelle relazioni con le persone che mi circondano e che sono presenti nella mia “bolla di realtà”. La bolla autocentrata, che si muove con me: il soggetto delle esperienze di vita.


Note

1 Dall’Archivio Assagioli – Firenze (www.archiovioassagioli.org) Manoscritto, Appunto, ID Img. 013324, ID Doc. 12131

2 Intervista a Enzo Rastagno, 27/09/2015.

3 Per contrasto mi sovviene la bella canzone di Gino Paoli, Cosa farò da grande, 1986. L’attacco è il seguente:
Mio figlio ha cinque anni e cinque convinzioni
facendo bene i conti ne ha cinque più di me […]

4 Roberto Assagioli, I Tipi Umani, Istituto di psicosintesi – Firenze, 2° ristampa.

5 Doveroso da parte mia rammentare, a proposito della difficoltà di percepire effettivamente il proprio corpo, l’esperienza del lavoro di gruppo condotto proprio da Massimo Rosselli, che ricordo per la grande emozione e che immediatamente per me divenne “lo Sciamano col Tamburo”.

6 Interessante locuzione, che tratta dell’insieme delle micro azioni, apparentemente casuali, che ti portano a leggere determinati passi, favorita oggi dalle tecniche ipertestuali del WEB. Fonte: www.wingmakers.com, tradotto e ampiamente commentato da Paola Magnani in www.stringhedeventi.com

7 Roberto Assagioli, Principi e metodi della Psicosintesi terapeutica, Astrolabio, 1973.

8 Antonio Machado, Proverbios y Cantares XXIX

9 I miei “personaggi di riferimento”, i miei modelli ideali nell’ottobre 2015:

10 Roberto Assagioli, Principi e metodi della Psicosintesi terapeutica, Astrolabio, 1973, pp.141,150.

11 Vittorio Viglienghi, Perché la Psicosintesi non può che dirsi autoformativa

12 Ken Wilber, Oltre i confini. La dimensione transpersonale in psicologia, Cittadella Editrice, 1985.

13 Trovo la seguente recensione del libro di B.Hellingher, Gli ordini dell’aiuto, molto interessante ed appropriata al tema in questione: il rapporto tra terapeuta-paziente nella relazione di aiuto.
inseparatasede.com

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Esperienze psicosintetiche di un ex-scettico