Scie chimiche o chemtrails. Quelle belle (?) striature che solcano i nostri cieli sia d’estate che d’inverno, e che verso il tramonto assumono, nelle giornate terse, quelle caratteristiche tessiture, così ormai consuete nei nostri cieli quotidiani.

Perché noi le chiamiamo semplicemente scie anomale è presto detto. Per dovere di cronaca. Che presentino qualcosa di “non normale” ci sembra evidente confrontando i numerosi attraversamenti di velivoli che, al contrario dei primi, non producono scie visibili nella volta celeste. Scie che persistono nel tempo. Diciamo una ventina di minuti. Tanto è la durata che un osservatore a terra può disporre nell’identificare, ad occhio nudo, le tracce riconoscibili, che questi aeromobili riescono a produrre sullo sfondo del cielo.

Ma per chiamarle chimiche occorrerebbe analizzarle. In situ. Mentre si fanno. Come? Raccogliendo, con una sonda, posta all’esterno di un aereo, un campione d’aria prima nella scia e poi, un campione d’aria ben al di fuori dalla scia campionata. Così da poter valutare le differenze tra la rilevazione in scia e quella fuori dalla scia. Con lo scopo di analizzare le sostanze chimiche che fossero già presenti nell’aria, sullo sfondo, indipendentemente dalla scia stessa. Comprese quelle emesse dallo stesso mezzo che trasporta le stesse sonde. A quel punto, ma solo a quel punto, potremmo dire di cosa è composta quella particolare scia, prodotta in quel particolare spazio-tempo, nei limiti delle capacità di analisi dei laboratori utilizzati. Inutile sottolineare il fatto che tali esami andrebbero compiute in doppio cieco. Non fornendo cioè a chi conduce l’analisi alcuna informazione sulla provenienza del campione stesso, né tanto meno se in scia o meno1.

Sarebbe tecnicamente fattibile un’azione di questo tipo? Sì.
Molto costosa? Non più dell’acquisto di una moto di media cilindrata. Un gruppo di privati, neanche troppo grande potrebbe tranquillamente permetterselo.
Ma c’è un problema. Non banale. Per solcare le quote necessarie alla rilevazione occorre un’autorizzazione.

 


Come tutte le misure, degne di questo nome, andrebbero ripetute nel tempo, per ottenerne la deviazione standard, avendone ovviamente presupposto l’omogeneità.

Le foto sono state scattate con un cellulare rispettivamente nel 03.11.2014 e nel 22.01.2018 dall’autore.

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Scie anomale