Ascolti le interviste di Konarè, leggi gli articoli su Sovranità Popolare, Byoblu, Pandora TV, e così via. Come dargli torto?
Ma, cosa senti dentro di te, quando ascolti e leggi tutto questo?
Un grande malessere.
Condividi proprio tutto di quello che ti dicono, lo vedi evidente, là fuori, e dentro di te sorge quel disagio emotivo, che va dal sentirsi impotenti, al desiderio immediato di reagire, ma sempre con una certa rabbia, dentro, più  o meno definita, rivolta contro… contro questo stato di cose e, cioè, contro il sistema vigente.

Sistema così ben analizzato nelle sue componenti di potere, che lo implementano, e di fatto lo costituiscono, dal filosofo Roberto Mancini :

  • finanziarizzazione dell’economia,
  • burocratizzazione a tutto campo,
  • media, che trasmettono tutti lo stesso mantra,
  • tecnologie disumanizzanti
  • e infine geopolitica, i cui fatti sono per lo più sottaciuti, se non distorti1.

Un sistema operativo acefalo, spersonalizzato e spersonalizzante, che sembra metterci l’uno contro l’altro… esasperando le nostre paure più ancestrali.
Ecco il punto, dicevamo. L’incazzatura. Il sentire di “avercela contro questo stato di cose” e, subito dopo, contro tutti quelli che, non vedendo, e non sentendo come noi vediamo e sentiamo… beh, contribuiscono, in questo modo, non solo a mantenere lo status quo, ma addirittura lo rafforzano.
Ma è proprio così?
E’ proprio questo il punto?
«Se percepisci il sistema contro di te, così sarà, il pefetto avversario invincibile, non potrebbe essere altrimenti2
Già, è proprio così, in effetti. E allora?
E, allora, mi raggiungono, naufrago, immerso in questo mare agitato, come un salvagente a cui aggrapparmi, le seguenti parole, su cui vale la pena di riflettere in profondità…

Se lei sente che il miglior modo di servire la verità è protestare, opporre resistenza, aumentare la consapevolezza di ciò che succede nel mondo, allora lo faccia, ma le raccomanderei di farlo da una prospettiva di non-polarità.
Non si può combattere la separazione con altra separazione, questo polarizza e basta.
È importante sentire che ci si sta opponendo non con paura o qualche altra emozione programmata, ma allineati con la propria essenza e con l’espressione di questa fonte interiore anche nella protesta3.

Ecco, il punto.
È proprio quell’emozione, è proprio quel disagio interiore che provo, quando avverto la grande distanza, che c’è tra ciò che è e ciò che “dovrebbe essere per me”… si tratta, a ben vedere, proprio di un’emozione automatica, che sorge da una valutazione, tanto reattiva, quanto inconscia. Distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, la separazione tra me e il mondo là  fuori, almeno tutta quella parte, che io considero sbagliata.
Separazione.
Una cesura che opero proprio io, attraverso il mio modo polare di pormi, di vedere le cose e giudicarle, e non derivano da una situazione oggettiva là fuori, come a prima vista sembrava.
È proprio qui che occorre “lavorare”. Dentro. Alchemicamente.
Sentendo la grande verità contenuta nelle parole di Neruda- James.
Tentando di metterle in pratica, ogni volta che quel famoso disagio interiore sorge.
Come?
Sentendo che quel disagio non sono veramente io, o, almeno, non sono tutto e solo quello lì.
C’è qualcosa di più in me… quel punto di osservazione, che è in grado di osservare quell’emozione4.
Operazione alchemica… e l’avversità, pur restando se stessa, diviene sfida, danza, gioco, giusta posizione, appunto…

 


1 Per approfondire, suggeriamo l’ascolto del podcast: Solidarietà, Festival della Filosofia, 2019
2 Tratto da una conversazione personale con Fabio Ghioni
3 Estratto da: La Quinta Intervista al dr.Jamisson Neruda, in Stringhe d’Eventi
Originale: The Neruda Interviews, James Mahu, 2014
4 vedi anche il processo di disidentificazione in Psicosintesi

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Sentirsi contro