In questo articolo desideriamo fare il punto della situazione sulle predizioni che i WingMakers (WM) hanno fatto a proposito della tecnologia OLIN, acronimo che fa la sua prima comparsa nel 1998. Di che cosa si tratti è spiegato nella definizione pubblicata nel Glossario dei WingMakers nel 2001 e poi riassunta nella presentazione di John Berges, nel 2003. Più sotto ne riportiamo un estratto.

Il materiale dei WM è vasto, atipico e del tutto sconcertante. E assolutamente avvincente. Diciamo subito che – tra le diverse predizioni – stiamo trattando quella più ravvicinata nel tempo. Basti pensare che la previsione centrale dei WM, quella del Gran Portale1, per intenderci, si riferisce ad un evento che accadrà addirittura nel lontano 2080! Un tempo – per lo scrivente – del tutto inaccessibile, anche considerando il più futuribile longevismo transumanista. Ma il Gran Portale non è l’argomento, ora. No. Qui parliamo di un paio di date più vicine e verificabili, il 2008 e il 2016 rispettivamente. Come dire: storia recente e attualità.

Esaminiamo dunque quale fosse la predizione dei primi anni duemila, e andiamola a confrontare con la situazione attuale. Quella di agosto 2016.

Tecnologia OLIN

I network intelligenti sono in grado di operare a partire da una singola lingua con interfacce di traduzione che rendono possibile una relazione a livello globale. Ciò significa che il linguaggio non è più un ostacolo alla comunicazione. I network intelligenti introdurranno un meta-linguaggio che traduce in tempo reale applicazioni sia scritte che orali e questo rivoluzionerà l’apparato globale della mente genetica e faciliterà la digitalizzazione (digitalization) della vostra economia globale.

[…] Le vostre banche più potenti, le case produttrici di computer e le aziende di software si fonderanno per creare questa importante tecnologia, e la tecnologia OLIN (One Language Intelligent Network, Network Intelligente Mono- Lingua) diverrà il sistema operativo standard di tutti i sistemi computerizzati del mondo.

Questo non accadrà fino all’anno 2008, […].

Man mano che la tecnologia OLIN evolverà, sarà sempre più soggetta al controllo individuale. In altre parole, gli individui saranno inestricabilmente connessi ai network delle applicazioni per l’intrattenimento e l’istruzione, che saranno globali. Le aziende internazionali dei media non pubblicheranno più per un mercato geografico. Produrranno contenuti per un pubblico mondiale e ciascun individuo definirà ciò che – e in che modo – desidera per essere intrattenuto o istruito.

La tecnologia OLIN “conoscerà” le preferenze e gli interessi di ogni individuo collegato al suo network ed entro il 2016 sarà più diffusa del telefono alla fine del 20° secolo. Quindi, il network sarà controllato dagli individui, e i produttori di contenuti e servizi saranno lo “schiavo” oppure la forza conservatrice dell’individuo. Perciò l’individuo dovrà attentamente definire i suoi desideri d’intrattenimento e d’istruzione, o la tecnologia OLIN diffonderà un contenuto indesiderabile. […]

© 1998-2001 WingMakers LLC, tutti i diritti riservati

Filosofia dei WingMakers – Glossario

L’estratto è abbastanza articolato e complesso, ma punti che ci preme qui considerare sono tre.

1) OLIN di fatto esiste e vede la luce nel 2006, almeno sotto questo nome. Nel giugno del 2006 infatti è stato pubblicato negli Stati Uniti un brevetto, che reca appunto questo acronimo (One Language Intelligent Network), e che è un’estensione di un precedente brevetto del dicembre 2004. Si tratta di un’invenzione che riguarda “i linguaggi informatici e il loro utilizzo […] riferito ad un linguaggio di computer simbolico basato su XML e ai corrispondenti ambienti interpretativi ed esecutivi”. Abbastanza criptico per i non addetti ai lavori, ma ad uno sguardo appena un po’ più approfondito si può intuire come questa invenzione si riferisca proprio ad un meta-linguaggio e a un ambiente completo per la traduzione automatica di contenuti e di applicazioni informatiche, e che faccia uso di tecnologie di programmazione tra le più aggiornate, come le reti neurali e la programmazione genetica.

2) Per quanto riguarda la “digitalizzazione dell’economia globale”, siamo propensi a sostenere che la tecnologia esista già e che si trovi addirittura in uno stato di maturazione avanzato. Stiamo parlando della blockchain6. Una tecnologia informatica che sfrutta la crittografia, le reti peer-to-peer e che per di più è ammantata dalla mitica personalità del suo anonimo inventore, unico o molteplice che sia, il sedicente Satoshi Nakamoto. E che ce l’ha donata, non brevettandola, ma rilasciandola in open source – guarda caso anche lui – a partire proprio dal 2008. Per cercare di intuirne le potenzialità, si può dare uno sguardo a questo video introduttivo  (Primavera De Filippi in TEDxCambridge) o approfondirlo in questo documento.
Sicuramente in rete troviamo abbondanti informazioni al riguardo2, ma spesso è facile perdersi in tecnicismi o interventi specialistici, che tendono ad oscurare la vista dell’insieme, una panoramica insomma, che è la prospettiva che qui ci interessa. In sintesi questa tecnologia, se adottata nativamente, permette l’eliminazione potenziale di qualsiasi ente centrale di certificazione o garanzia.

L’applicazione più nota è forse quella del Bitcoin, la criptomoneta che, con il proprio ambiente transazionale autocontenuto e per mezzo dell’attività dei suoi miners, rende possibile uno scambio di valuta in forma relativamente anonima, e soprattutto in assenza totale di qualsiasi ente centrale – banca, ente governativo o altro – che debba certificare il buon esito della transazione stessa. Bitcoin, considerato addirittura l’internet della moneta da uno specialista di settore come Andreas Antonopoulos, è già da tempo un sistema di pagamento completo, funzionante e operativo, per tutti coloro che intendono adottarlo. Già dal 2012.
Questo tipo di approccio – con le evoluzioni, trasformazioni e nuove costruzioni, oggi impensabili, che questa tecnologia potrà permettere – potrebbe essere applicabile, in linea di principio, a qualsiasi settore dell’agire sociale umano: quello finanziario, commerciale, legale, lavorativo, eccetera. Sino a toccare le prospettive più fantascientifiche, relative a servizi automatici, che si autoregolano sulla base di contratti che contengono, nel codice del programma che li costituiscono, le regole di utilizzo o di servizio (Smart Contract, Decentralized Autonomous Organization).

Diciamo che, se l’affermazione della piattaforma tecnologica  blockchain riuscirà appieno e nello spirito open source che l’ha originariamente ispirata, il panorama attuale della totale centralizzazione di informazioni e servizi potrebbe essere completamente rivoluzionato. Con scenari profondamente diversi dagli attuali, nei quali la centralizzazione in pochi e potentissimi hub – di fatto – è la norma. Il nostro punto di vista, forse utopico per i più, è che questo processo verso la digitalizzazione di un’economia, aperta e distribuita, si trovi in uno stato di non ritorno.
Nel senso che questo ecosistema, fatto di tecnologie, rete, protocolli e nodi elaborativi (infrastruttura) e persone (consenso), definiscono un sistema parallelo e potenzialmente alternativo all’attuale. Oggi di dimensioni marginali, ma in grande crescita e con potenzialità inusitate, tanto da poter soppiantare l’esistente, secondo il nostro punto di vista3. Vedremo se i fatti ci daranno ragione!

3) L’ultimo punto è quello relativo alla conoscenza che il network intelligente dovrebbe possedere sui nostri comportamenti. Argomento delicato e ben noto allo stesso tempo, ma che provoca spesso un certo fastidio quando lo si affronta. Cosa vuol dire che la rete intelligente conosce le preferenze e gli interessi di ognuno di noi, se collegato al suo network? Proviamo a pensare, ad esempio, ai servizi di Google, Facebook e Amazon, che ci vengono offerti gratuitamente.  Si fa per dire. La merce in questione, lo sappiamo, siamo proprio noi, o meglio i nostri comportamenti nel mondo virtuale. Comportamenti così noti per queste aziende che ci propongono, a volte ossessivamente, pubblicità di prodotti e servizi personalizzati, che dovrebbero o potrebbero interessarci.
Una sorta di editore digitale sempre attento a fornirci selettivamente ciò che lui stesso ritiene utile per noi. Un lui che è in realtà riveste la sostanza di un essere incorporeo. Trattandosi infatti di una serie di algoritmi di Intelligenza Artificiale, sempre più efficienti ed efficaci, che migliorano nel tempo e che integrano sempre più dati. I famosi big data, relativi a tutti i nostri micro-comportamenti, intercettati automaticamente, nel mondo digitale.
Un mondo virtuale che assorbe molto del nostro agire quotidiano e che è in continua espansione. Un mondo parallelo, virtualizzato, che sempre più sta diventando il nostro mondo operativo o addirittura esistenziale. E se l’affermazione sembrasse eccessiva, proviamo a pensare all’uso – spesso compulsivo – che facciamo dei nostri social network, con i “mi pace”, “cosa stai pensando”, “di che umore sei”, commenti e twit a più non posso.
Siamo noi gli attori consenzienti dell’intercettazione e della memorizzazione di tutte le nostre interazioni in rete. Sia quelle più evidenti, come la ricerca di servizi e prodotti attraverso i motori di ricerca o la visita di siti specifici; sia quelle molto più invisibili, impercettibili, che vanno dalla conoscenza dei nostri spostamenti fisici, via geo-localizzazione tramite smartphone, all’acquisizione delle nostre più sottili reazioni emotive. Aggiungiamo poi la quantità di dati immagazzinati dalle immancabili app gratuite che ci vengono offerte ad ogni piè sospinto sul nostro dispositivo mobile. Chi di noi infatti rifiuta un’app, magari proprio quella di moda, solo perché richiede l’accesso a tutte le nostre informazioni private contenute nel nostro cellulare? La nostra appendice tecnologica personale è diventata assolutamente irrinunciabile: pensiamo a cos’è accaduto l’ultima volta che temevamo di aver smarrito il cellulare.

Ma non è finita qui. Consideriamo anche le imminenti evoluzioni. Tutti quei gadget indossabili che vanno dalla registrazione della nostra attività biofisica, per il fitness, alle interfacce tecnologiche sempre più trasparenti, come un bell’orologio tutto fare o un paio di occhiali super intelligenti. Tutte cose note, al limite dell’ovvio. E la ricostruzione automatica dei nostri profili personal-comportamental-psicologico, dettagliati e specifici, relativi alla nostra persona e’ fatta! Una funzionalità già di oggi. Che migliorerà ancor di più quando – finalmente – ci metteremo in fila per farci impiantarci il nostro microchip sottocutaneo personale (vedi evento del 5 maggio 2016 a Milano a cura della Syngularity University)!
E allora, direte voi? Non abbiamo nulla da nascondere! Che problema c’è’?
Nessuno. Desideriamo solo porre un po’ di attenzione, su cose ben note. Senza voler toccare problematiche più serie, come quelle sollevate da uno Edward Snowden, che rivelano quale sia l’effettivo livello di privacy presente oggi nel mondo delle comunicazioni in rete. Cioè praticamente di tutte. Per i più curiosi, suggeriamo la bella intervista di James Bamford,  pubblicata da Wired nel 2014 o la TED Conference che il giornalista Glenn Greenwald dedica alla privacy, e che per primo che ha raccolto e pubblicato la testimonianza del pericoloso whistleblower Snowden di cui sopra5.

Qualche volta varrebbe proprio la pena di riflettere sulla scarsa consapevolezza che tutti noi adottiamo nel nostro agire quotidiano. Senza chiuderci in facili scappatoie, etichettandole superficialmente come complottiste, solo per incasellare il tema nel già noto e metterci così una pietra sopra.

Ma ritorniamo a noi. In chiusura di questo lungo articolo possiamo riassumere che la predizione dei WM ci sembra ben azzeccata:
– OLIN esiste,
– la blockchain potrebbe essere la chiave di volta per la digitalizzazione dei sistemi decentrati e per una futura economia globale e infine
– già oggi la rete ci conosce molto bene, anche nei nostri desideri più intimi.

Manca però ancora un tassello. Non trascurabile. Mentre scriviamo, e siamo ad agosto 2016, non abbiamo alcuna evidenza  della piattaforma di traduzione globale, quella che dovrebbe entro quest’anno, secondo la previsione, diventare la piattaforma più diffusa del telefono nel ventesimo secolo. Dov’è? Ancora nei laboratori, in fase di sviluppo? Mancano solo quattro mesi al termine del fatidico 2016, ma di questa piattaforma di traduzione globale, di contenuti e applicazioni, non ne vediamo nemmeno l’ombra4. Ci stiamo forse sbagliando?

Se qualcuno dei quattro lettori che casualmente – stringhe d’eventi – avesse la ventura di incrociare queste nostre note e ritenesse di avere qualche novità al proposito, sarebbe per noi un grande piacere venirne a conoscenza!


1 The Grand Portal: the irrefutable scientific discovery of the human soul
2 Introduzione alla Blockchain by Goldmansachs, ottobre 2017
Interessante e ben comprensibile introduzione alla tecnologia della blockchain con alcune possibili conseguenze redistributive. TED Conference Video 18′, Don Tapscott: How the blockchain is changing money, Giugno 2016
Questo è lo stato dell’arte sulle tecnologie di traduzione, secondo Google, video 7′, ottobre 2014
PRISM Whistleblower, intervista 12′ sottotitolata in italiano di Glenn Greenwald a Edward Snowden, Hong Kong, 2013
Recentemente ne abbiamo trovato una definizione tanto completa quanto essenziale:
Blockchain provides transactional, distributed ledger functionality that can operate without a centralized, trusted authority. Updates recorded in the ledger are immutable, with cryptographic time-stamping to achieve serializability. Blockchain’s robust, decentralized functionality is very attractive for global financial systems, but can easily be applied to contracts, or operations such as global supply chain tracking.
Werner Wogels, Back-to-Basics Weekend reading: The Foundation of Blockchain, 10 marzo 2017.

Crediti immagine: www.wingmakers.com

 

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OLIN One Language Intelligent Network